NARRATORE URBANO

ABBIAMO PERSO IL DIRITTO DI INCAZZARCI

Abbiamo perso il diritto ad essere incazzat*.

O meglio lo abbiamo voluto perdere, ritenendo che la rabbia sia un sentimento poco nobile, una roba che rappresenta le classi sociali poco abbienti, che se non ne sei parte non ha senso incazzarsi, se ne sei parte, te ne vergogni e non ha senso incazzarsi comunque.


Anche nell’arte c’è stata una censura di questo tipo. Sono stati preferiti gli artisti che parlano di storie d’amore finite male, della solita merda trita e ritrita, il rap misogino e ostentatore, al punto che la scena musicale italiana sembra una brutta stagione di un teen drama spagnolo di serie b.


Intanto fuori il mondo è andato a farsi fottere.

C’è una crisi globale causata da guerre e da una situazione geopolitica instabile, c’è un’emergenza climatica, c’è una pandemia che non è ancora del tutto terminata, c’è una classe dirigente inefficiente e un sistema di informazione fallito.


Chi prova a rappresentare la rabbia che in questo periodo storico pervade le nuove generazioni, ad esorcizzarla, viene ostacolato in ogni modo (anche per vie legali, come nel caso della p38 di cui si sta discutendo molto).


Insomma stiamo perdendo il nostro sacrosanto diritto ad essere incazzat*: con chi alle nostre spalle sta accumulando potere e denaro e ci continua a ripetere che se noi stiamo nella merda è colpa nostra, degli immigrati, o degli altri nella stessa situazione.

E allora, visto che siamo in prossimità del nuovo anno, vi auguro un 2023 dove possiate capire con chi incazzarvi veramente.
N.U.

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